
A ottobre tornavo in treno a santa marinella quando un vecchietto si mette a parlare di tolfa, il paese vicino al nostro, e comincia a fare una dedica alle castagne che si trovano nei boschi da lui.
"Sono belle le castagne, castagne calde, che le tieni in mano quando fa freddo e ti fa piacere, ti fa piacere il profumo, con gli altri della famiglia, che quando sei vecchio poche cose contano ancora e le castagne del paese mio, in famiglia mia, ancora contano sempre tanto"
Mi ha commossa.
Io lo ascoltavo ripetere la nenia e sorridevo dentro e fuori. Lo guardavo: il vestito nero del viaggio col cappello, la sciarpa fatta a mano di lana, tre denti mostrati con orgoglio, la terra sui vestiti e le rughe delle mani, la pelle cotta da sole e dalla vita.
Conservo questo ricordo dentro, fra il rumore del treno e quella vaga nostalgia per cose che hai dentro senza averle vissute mai.
Grazie signor vecchino gentile.

Io non so come mai fa tanto successo questa donna, ma secondo me andrebbe aiutata. Si può già notare una certa difficoltà a relazionarsi col mondo circostante dal disordine in cui è piombata in questa foto, secondo me molto significativa per accedere allo stato confusionale che affligge questa donna, versione italiana venuta anche un po' male di Amy Winehouse.
Ascoltando la sua canzone "A Novembre" (che per me si dovrebbe chiamare appunto "problemi di dizione a novembre") si possono sentire diverse evoluzioni di gola alquanto pazzesche ma resta un'incognita il COSA dice.
Io capisco questo, più o meno:
"il mio corpo non si veste più di... voje? foje?
poje?e tu non zembri neanche più così fOOOrte
eKKETTERETTECRETTEREVVVE ... A novembre!"
Cosa la domanda mi sorge spontanea, come sorgeva al buon vecchio alberto angela: "Ma che cazzo hai detto???"

Erano le cinque del mattino anche allora. Ma era qualche mese fa. Facevo passare incantata la mano sotto la superficie dell'acqua così trasparente, così bella. Cristina provava a bagnarsi di più con i pantaloni arrotolati sulle gambe, aveva freddo ma provava ancora. Adesso piove, ho tre ore di sonno addosso e a nessuno sano di mente andrebbe di uscire con questo torrente che scende dal cielo. La vita è tutta una scansione d'acqua per me. Le stagioni, le lacrime, i bacini ricolmi e fecondi. Come mai non accenna a smettere? Eppure mi sento comunque malinconicamente felice dentro.
Di te ricordo la pace della poltrona, nel sole e nel tramonto. Il sorriso sereno. Ti piacevano le moto, i progetti ambiziosi, saper ascoltare, le ragazze. Ho ancora in mente la tua voce, sei stato una presenza che difficilmente si dimentica, anche se è poco il tempo passato con te.
La messa è una psicosi collettiva in cui bisognerebbe impalare quel prete che blatera sul fatto che dio ha chiesto in sacrificio il dolore della tua famiglia e che avresti detto "grazie signore che mi hai chiamato, arrivo!"
L'hai detto V.?
Sono sicura che stai ridendo, apparentemente cinico e scherzoso come ti ho conosciuto. Pulito dentro.
Altro che risorgere nell'ultimo giorno, se mi fate la messa a me risorgo solo per trascinarmi con la bara fuori dalla chiesa e poi rimuoio. Promesso. Non ci provate.
L'unico momento significativo è stato il discorso di tua sorella
"sei mio fratello minore eppure io ogni volta che ho avuto bisogno della giusta misura nelle cose, ogni volta in cui sono stata confusa ho cercato te, e ancora lo farò, giocando a freccette, bevendo una birra al colosseo, dormendo con un gatto sulla pancia e un cane ai piedi, proprio come facevi tu e ti cercherò ancora"
e del tuo migliore amico. Come avrà pensato a parole tanto belle?
"perchè la tua voce cambia tono? chiamami col nome con cui mi hai sempre chiamato, perchè io non sono lontano, sono giusto lì, seduto nell'altra stanza, sono lì dietro l'angolo e il tuo sorriso è la mia pace"
Io non potevo dire nulla, solo far scendere lacrime per tanto spreco di vita. Ma te lo dico adesso.
Addio V.sei stato una scintilla vera e fulgida in questo mondo torbido. restano i tuoi semi, resti tu nel cuore. e in piccola, piccolissima misura di tempo nel mio che malsopporta l'idea di non averti più qui ad aumentare la percentuale di belle persone sulla terra che io ancora percorro.
Grazie.

A volte la vita è meravigliosamente comica. Ero sul treno e c'è una signora anziana che dorme, seduta davanti a me, svaccata. Il treno si riempie. Sposto educatamente lo zaino e lo metto fra le mie gambe perchè non c'è spazio altrove. Lei si sveglia in collera, giuro era furibonda, e si alza il pantalone ( e intanto penso: NO SIGNORA! NON LO FACCIA, HA 70 ANNI PER GAMBA, NON VOGLIO GUARDARE!) e dice: "Questo è un piede!"
E io "Ah sì? Caspita complimenti Signora, davvero, però lo tolga che non c'è spazio"
"Questo è un piede!!!"
Io: "..." (comincia lo sconcerto)
Singora: "NON TI SERVIRà A NIENTE ANDARE ALL'UNIVERSITà PERCHè SE NON IMPARI UN PO' DI EDUCAZIONE RESTERAI SEMPRE UNA CAFONA!"
Io: "Sssì, come vuole lei."
Signora, dopo un po' che avevo ripreso a studiare: "Sei tu che devi mettere lo zaino sopra! Non sono io che devo togliere il piede! (n.b.: era dalla mia parte il suo piede)"
Io: "La vuole smettere? Stia zitta!"
Signora si spaventa.
Si, ammetto che quando mi incazzo un po' sono spaventosa, ma non ero arrabbiata, ero solo concentrata, del resto avere a che fare con certa gente è come avere a che fare con dei proto-umani più simili a delle reazioni chimiche che a degli esseri pensanti.
Così, mi guarda con sfida e si incazza sempre più perchè non la guardo. Era proprio con la faccia da stronza, quelle strane persone che sembrano avere gli occhi poco chiari, piccoli e cattivi. Frastagliati. Avevo una prof di biologia così e ci odiavamo.
Non contenta chiama qualcuno e dice "Amore, queste ragazze dell'università sono proprio stupide" ma era palesemente una chiamata finta perchè è impossibile che ci sia un dialogo fra due in cui lei non spiega nulla e lui capisce. E io per farle ulteriore sgarbo, ho continuato a ignorarla.
Se viene da me fra un paio d'anni che mi sono specializzata ci penso io a raddrizzarla.
Ma dubito che sarà ancora viva.
OH! Che peccatoh... :D
Questa canzone di Aphex Twin mi toccava dentro nel profondo. Ma non capivo dove. Così l'ho scritto ed è venuto fuori esattamente quello che faccio io ora. Sono le mie di parole a questa bellissima canzone muta.
certe volte mi sento come un carillon anticolo sguardo che sembra poco mio, triste e velatolo sguardo che conosce e lo sguardo che fa scioglierela neve al sole e i nodi nel vento, secondo naturacon un fuoco basso basso, con una molla metallicache si carica e si carica, confortante e delicatadentro il mio cuore, come una molla sta il battito dell'amoredevo porre attenzione alla fine della melodia, un respiro che mancaun respiro nel dolore, un respiro nel passato a prendere una nota nuovae poi riemergere, ricaricare la molla metallica e conosciuta, riprendere a viveree continuare a guardare il mondo che scorre bellissimocontinuare a farmi trapassare dai colori e dalle note rubate alla nottecercare l'altro, cercare la vita, cercare il sole, portarlo in gremboe poi aspettare il prossimo ventoper rinascere ancora un altro po'ancora un po' perfavore
ancora un po'.